IL BLOG DI TATIYAK

Il kayak è diventato la nostra grande passione, quella che ci appaga al punto da abbandonare tutte le altre per dedicarci quasi esclusivamente alla navigazione.
In kayak solchiamo mari, silenzi, orizzonti ed incontriamo nuovi amici in ogni dove...
Così abbiamo scoperto che la terra vista dal mare... è molto più bella!
Tatiana e Mauro

Le nostre pagine Facebook: Tatiana Cappucci - Mauro Ferro
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29 gennaio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #16

🧭 Mercoledì 28 gennaio 2026
👣 Il mal tempo imperversa ancora...
⭐ Letture condivise invernali

Anche questa settimana ci sono avvisi di burrasca. Il sito della compagnia di navigazione si riempie di annunci per "condimeteo avverse" e vengono cancellate diverse corse: i traghetti continuano a non partire e a non arrivare. L'isola è isolata.
Sono riuscita a rientrare a scuola dopo un giorno di permesso, ma lunedì pomeriggio il mare era mosso e la traversata è stata impegnativa, per lo stomaco e per la psiche. 

L'umore sembra riflettere i colori del cielo, in questi giorni tinto di un grigio diffuso e diluito dal vento e dalla pioggia. È difficile sorridere quando piove, è più facile con l'arcobaleno, ma dall'isola si vedono solo nuvole pesanti e mare mosso.
La notte scende presto e nell'oscurità che avvolge da ogni parte questo piccolo morso di terra emersa si capisce che "il continente" non è lontano, perché si vedono all'orizzonte le luci delle città riflesse sul cielo basso, presenze palpabili che condensano la nostalgia.

Accanto alle luci di Latina, ben visibile davanti alla veranda della casetta, si staglia silenziosa e immota la sagoma scura del Monte Circeo, perfettamente riconoscibile per il suo rinomato profilo di persona distesa col volto rivolto all'insù. Sembra un guardiano della notte e mi trasmette una sorta di rassicurazione, come se mi dicesse che anche al di là del mare la vita continua tranquilla e serena.

Verso le tre mi sveglio per il ronzio minaccioso di una zanzara invernale e mi ritrovo a guardare a lungo fuori dalla finestra nel cuore della notte: la mezza luna, che in questo periodo sembra una coppa di champagne senza stelo e che per una volta è visibile nel cielo nero ma libero da nuvole, riversa sul mare calmo una luce argentea che sembra un velo di tulle leggermente increspato dalla brezza notturna. Lo stretto tra Ponza e Palmarola si illumina tutto di una chiarore magico, come se avessero acceso tante piccole lucine per rivestire quella distesa oscura di una sottile coltre chiara, che spande all'intorno una luminosità liquida: un sorriso ammirato si distende sul mio volto assonnato. 

Martedì partecipo al Reading Party dell'isola, organizzato da due insegnanti della scuola elementare, Stefania e Roberta, presso il centro sociale Il Veliero di Le Forna, a due passi dalla casetta, una costruzione a due piani con grande finestroni ad arco che affacciano su Cala dell'acqua e su Forte Papa.

Non ho mai partecipato prima ad un incontro del genere, che ha poche regole semplici: si entra, si spegne il telefono e si legge il proprio libro in silenzio per un tempo prestabilito, al termine del quale si può anche scegliere di raccontare la trama o di leggere qualche passo.

Mi sembrava una moda importata e non capivo bene il senso di leggere libri diversi insieme a perdone sconosciute, ma mi sono dovuta ricredere: è stato un bel momento di socialità, e ho afferrato il fondo di verità in chi sostiene e che la lettura silenziosa aumenta la concentrazione (e credo divenga anche un po' contagiosa).

L'orario mi aveva lasciata un po' perplessa, perché pensavo fosse troppo presto incontrarsi nel primo pomeriggio, e invece è stato molto bello leggere mentre le luci del giorno si spegnevano ed il cielo mostrava tonalità cangianti dal rosa pesca al rosso porpora, per poi spegnersi lentamente nel ceruleo serale e poco dopo nel blu intenso notturno.

L'accoglienza è stata molto calorosa e chi ha portato un libro ha trovato non solo compagnia ma anche tisane e dolciumi e persino dei segnalibri artigianali in tonalità pastello con arabeschi e frasi accattivanti: per un'ora piena abbiamo infilato la testa nei libri e per un'altra oretta ne abbiamo parlato, e parlando sono uscite tante nuove idee e proposte per incontrarci ancora. 

Mi piace molto scambiare opinioni su autori e autrici, mi piace scoprire nuovi titoli attraverso l'emozione di chi li sta leggendo, e mi piace anche riconoscere gusti analoghi in persone diverse: il ventaglio di titoli che hanno riempito il mio primo Reading Party isolano parla da solo della ricca varietà di letture possibili.

Io sto leggendo un be romanzo un po' sui generis ambientato nella mia amata Lisbona (dove ho vissuto un anno intero, come qui sull'isola, ma ormai trent'anni fa): "In quel momento si alzò un vento leggero che odorava di mare. Accadeva all'improvviso, certe volte bastava solo girare un angolo. Poi si ritraeva, tornava da dove era venuto, e l'aria non sapeva più di niente. Fece un respiro profondo, come prima di tuffarsi in piscina. E d'istinto si ritrovò a trattenere il fiato, a sentirsi circondato dall'acqua anche se l'acqua non c'era..." [Pranzi di famiglia di Romana Petri]

Tornando a casa per cena mi sono affacciata ad una delle terrazze aperte sull'altro versante dell'isola e sono rimasta un po' a guardare le luci lontane della città di Napoli: si irradiano sulle nuvole basse e accendono un tratto di costa come un tubo al neon.
Mi affascina sempre moltissimo questo bagliore tenue che definisce l'orizzonte e che mi riporta all'altra città in cui ho vissuto per quasi un decennio oltre due decenni fa.
Città reali che ritrovo nei libri o che scorgo di là dal mare. Viaggi reali e immaginari che si intrecciano nel tempo, un tempo che trascorre lento in queste giornate di vento e di pioggia.

L'isola torna ad essere avvolta da forti raffiche assordanti e fredde nel pomeriggio di mercoledì e anche di giovedì, tanto che fino all'ultimo non sappiamo se il traghetto partirà o meno: ancora 30 nodi e ancora onde da 3 metri, stavolta non per giorni interi ma soltanto per un paio di pomeriggi consecutivi, giusto il tempo di movimentare la traversata. 

Anche se a guardare il mare che monta e s'imbianca di cavalloni sempre più grandi, vien quasi voglia di non imbarcarsi affatto e di restare sull'isola ad aspettare che passi l'ennesima bufera. Coi piedi ben piantati a terra, invece che a caracollare sulle onde: potrebbe essere il mio viaggio più agitato. 

Nel tragitto da casa a scuola, e in quello contrario da scuola a casa, mi accompagna la musica speciale delle canne che sbattono nel vento: ritorna il suono di nacchere che per la prima volta ho sentito qui sull'isola.
Si vede anche l'arcobaleno: le raffiche più violente sollevano le onde e l'acqua nebulizzata si colora dei colori dell'iride, un'illusione che dura qualche attimo soltanto prima di volatilizzarsi per la raffica successiva.

Questa potrebbe essere la mia settimana di scuola più corta, perché dopo il permesso di lunedì ne prendo un secondo per motivi di studio: venerdì pomeriggio devo seguire un corso di formazione per docenti neo immessə in ruolo che devono completare l'anno di prova, il corso si svolge in presenza presso la scuola polo di Formia, per poterlo seguire devo assentarmi da scuola. Ma l'incertezza sui collegamenti è tale che niente è mai garantito.

Chissà se e quando riuscirò a partire e chissà se e come riuscirò a seguire il corso (perché nessuno abbia pensato a proporre la presenza a distanza non lo so, forse perché sarebbe stato troppo comodo per chi lavora sull'isola).
Per capire come andranno a finire le mie prossime giornate posso solo attendere.
Con pazienza.

Che a pensarci bene, è un po' come leggere, perché non sempre si riesce a pianificare la lettura come vorremmo, molte volte cambiano i programmi o subentrano impegni che sottraggono tempo o che impongono di rimandare la chiusura del capitolo a momenti più propizi. Per quanto sia coinvolgente il libro e per quanto sia forte il desiderio di giungere alla sua conclusione, chi legge sa bene di non essere padrona assoluta del proprio tempo: leggere è una di quelle attività che dipende da talmente tante altre variabili, che è un po' come vivere sull'isola.
Sull'isola si "naviga a vista".

I libri letti al Reading Party di Ponza
I segna-libri artigianali dell'incontro...
Il mare mosso in foto non rende mai bene!
Le radici delle canne che crescono lungo il tragitto tra casa e scuola...
Il muretto accanto al quale mi fermo per ascoltare il suono delle canne al vento...


20 gennaio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #15

🧭 Mercoledì 21 dicembre 2026a
👣 Altri avvisi di burrasca
⭐ Meraviglie invernali

Questo inverno sembra un inverno vero. Pioggia, vento e mare in burrasca. Freddo, mani e piedi ghiacciati, cappello calato sugli occhi. E traghetti sospesi. Più del solito, pare.
Devo proprio farmi piacere l'isola.
E meno male che già mi piaceva tanto ben prima di venirci a vivere. 

Da sempre adoro le sue scogliere policrome, le sue coste frastagliate, le grotte, i faraglioni e gli archi naturali. L'isola è di origine vulcanica, frutto di eruzioni sottomarine che hanno regalato all'arcipelago intero, ma in special modo a Ponza, un caleidoscopio di rocce colorate, dal bianco della pomice al nero dell'ossidiana, passando per l'ocra, il grigio, il marrone, il rosso bruciato e persino il verde oliva di una varietà di pietre che solo esperti geologi sanno riconoscere e nominare (devo insistere con mio fratello, geologo ricercatore, per convincerlo a venirmi a trovare!).

Ci sono scorci panoramici ovunque sull'isola che lasciano a bocca aperta, davanti ai quali potrei trascorrere lunghi pomeriggi di meditazione estatica, talmente belli da emozionare.
L'entroterra è accattivante, così ricco di sentieri poco battuti e terrazzamenti ormai abbandonati e angoli suggestivi quanto sconosciuti.
Ma è soprattutto la costa ad essere per me fonte di continua meraviglia.

Ovunque si scoprono spiagge isolate e falesie strapiombanti e punte sorprendenti, così lavorate dal tempo e dall'acqua e dal vento da sembrare delle vere sculture naturali.
Ti entrano negli occhi e restano lì.
L'isola è un'incanto anche in inverno.

Anche ora che i traghetti non partono e non arrivano, che mancano frutta e verdura e medicine, che le finestre cigolano per le raffiche del vento, anche nel pieno del mese più freddo dell'anno Ponza non smette di sedurre.
Viverci non è cosa semplice, ma ci si abitua, e mi pare di capire che chi ha scelto di restare sia molto orgoglioso, tanto della scelta quanto dell'isola. È una bellezza.

Da ieri imperversa un'altra tempesta.
Il vento che la settimana scorsa soffiava da Ponente ora arriva da Levante ed è tornato a sfilacciare le onde del mare. Stavolta la casetta sembra più riparata perché il vento arriva alle spalle e la collinetta protegge un po' la veranda. 

Oggi che non piove più come ieri, di quella pioggerella fitta fitta che con Camilleri ho imparato a chiamare "azzuppaviddano", mi sono decisa a risalire lungo il sentiero segreto dietro casa per raggiungere il piccolo belvedere affacciato su Cala Inferno, che oggi mostra in tutto il suo inquietante fascino l'origine del suo nome demoniaco.

Questo è uno dei punti in cui l'isola è più stretta, poche decine di metri tra un versante e l'altro.
Mi sorprende sempre quanto possa trasformarsi la costa di una stessa isola, quella più esposta al vento e quella più ridossata e protetta.

Verso Levante i frangenti imbiancano la scogliera, sommergono la spiaggia e riempiono l'aria di goccioline nebulizzate. È tutto un volteggiare di foglie e di gabbiani, di arbusti battuti dal vento e di raffiche intermittenti che fanno perdere l'equilibrio.

Verso Ponente invece l'acqua è piatta e tutto sembra calmo e tranquillo, come se nulla stesse accadendo. Basta però allontanarsi di poco dalla costa per vedere di nuovo gli effetti della forza del vento: oltre il riparo naturale dell'isola, il mare torna a tumultuare e la tempesta riprende a ruggire. È tutto un ribollire di aria e acqua e pensieri.
È la tempesta d'inverno.

Negli stessi giorni in cui l'apocalisse di neve sommerge la Kamchatka e un ciclone di nome Harry fa scattare l'allerta rossa in Sicilia e Sardegna, qui l'isola è avvolta da raffiche violente e costanti che mi fanno sentire una piccola entità trascurabile rispetto alla potenza irrefrenabile della natura.

Ho provato a girare qualche video, ma non riuscivo a mantenere l'equilibrio perché è proprio vero quel che dice la Scala Beaufort dei venti: "Forza 7 - Vento forte: in mare le onde si ingrossano, la schiuma comincia a 'sfilacciarsi' in scie; a terra gli alberi iniziano a ondeggiare, si cammina con difficoltà contro vento".

In effetti, cammino con estrema difficoltà per andare a scuola al mattino: non solo perché vado contro vento, ma anche perché per un certo tratto di strada, il vento si incanala lungo strettoie che sembrano diventare dei tunnel di accelerazione, e in più di un'occasione mi sono dovuta fermare, fare un passo indietro e aspettare per ripartire.

Al rientro da scuola, invece, m'è parso di volare, perché il vento che prima contrastava il mio cammino adesso mi spingeva con tale veemenza da farmi saltellare, e ad ogni saltello pensavo di potermi staccare da terra.

Sarebbe bello imparare a farlo, staccarsi e volare: da piccola lo sognavo spesso, e nel signo ci riuscivo proprio dopo aver corso a perdifiato. Lasciarsi librare nell'aria fredda dell'inverno, imparare a planare tra le correnti ascensionali come fanno i gabbiani, diventare leggera quel tanto da potermi sollevare e quel poco per riuscire a dimenticare ogni pesantezza.
Ora posso riuscirci, anche se per il tempo di un saltello soltanto.
Un saltello sull'isola.

Visuale aperta verso il porto di Ponza 
Il versante orientale battuto dal vento
Cala Inferno
I due versanti dell'isola

P.s. Ho caricato sulla mia pagina social i due video traballanti realizzati durante la burrasca: https://www.facebook.com/share/v/1As3HFyGQD/

13 gennaio 2026

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #14

🧭 Lunedì 12 dicembre 2026
👣 Prima settimana di scuola del 2026
⭐ Prima burrasca del nuovo anno

La settimana scorsa è ripresa la scuola. Questa settimana sono ricominciate anche tutte le attività connesse al mio anno di prova, come colloqui, patti professionali, piani di valutazione, osservazione e tutoraggio. Sono trascorse in un lampo le due settimane di sospensione delle attività didattiche e il 6 gennaio, giorno dell'Epifania ancora festivo, sono tornata sull'isola.

Mi sono portata dietro i bei ricordi del recente viaggio da sola a Valencia, una delle città europee più belle che ho avuto occasione di visitare e che mi è sembrata l'esatto emblema di un ponte sospeso tra passato, presente e futuro. Un ponte come uno dei venti che attraversano il vecchio letto del fiume Turia, deviato a sud della città per evitare le inondazioni e trasformato negli ultimi decenni in un giardino attrezzato lungo una decina di chilometri, dove si può camminare, correre e pedalare in libertà, tra statue antiche e moderne, parchi attrezzati per persone di ogni età e la strabiliante "Ciutat de las arts e las ciecias" ideata dall'architetto valenciano Santiago Calatrava che da sola vale il viaggio.

Ha passeggiato in lungo e in largo per 12 ore al giorno per ciascuno dei 4 giorni trascorsi in città e non mi sono mai stancata così tanto, ma anche divertita come da tempo non mi capitava. Viaggiare da sola significa scegliere in libertà dove andare, ad ogni incrocio improvvisare una svolta in base all'estro del momento; significa cambiare programma ogni momento perché un programma vero non l'ho fatto; significa perdersi nei vicoli sapendo di ritrovarsi, fermarsi ad osservare il flusso di turisti origliando così tante lingue diverse, riprendere il tragitto seguendo solo il proprio ritmo, che è il ritmo lento di chi scopre ad ogni passo tante cose nuove.

Ho raccolto semi e foglie, da sempre i miei souvernir preferiti, scattato fotografie a particolari (non) trascurabili (come il meraviglioso semaforo pedonale col simbolo verde e rosso di una donnina in gonnella - que viva siempre i semafori femministi di Cabanyal, il quartiere marino di Valencia!), guardato per lunghi minuti una sola installazione artistica che ha aperto nel mio io profondo voragini di senso inesplicabili.

Ho visitato più volte il centro storico, restando in contemplazione dei vari monumenti tattili disseminati in ogni dove; ho trascorso ore nel giardino botanico universitario, avvolta dal garrire dei pappagalli verdi con la testolina rossa che schioccavano il becco per sbucciare i datteri delle palme; ho passato un'intera serata ad ammirare le luci che lentamente illuminavano un'architettura strabiliante e leggera, anche se fatta di vetro e cemento, che in più si rifletteva sull'acqua bassa del bacino circostante, rivestito di maioliche di un bianco candido come le nuvole, l'impronta di Calatrava sulla Città delle arti e della scienza.

Ho noleggiato una bicicletta per raggiungere il mare in un giorno di vento, ho preso un autobus in una mattina di pioggia per arrivare alla riserva naturale circodata dalle risaie dove dicono sia stata inventata la paella, ho ripreso la metro per tornare in aeroporto sapendo di voler visitare Valencia ancora e ancora.

E sono tornata a casa pensando che se mi piace così tanto viaggiare da sola, allora forse devo rivalutare il mio soggiorno in solitaria sull'isola, perché anche quello a Ponza è un viaggio che si ripete tutte le settimane, e che ogni volta faccio da sola.

Il fine settimana appena trascorso è stato davvero spettacolare.
Il tempo era talmente brutto che già da giovedì sapevamo che i traghetti non sarebbero partiti: il vento è aumentato fino a 35 nodi e le onde sono cresciute fino a quasi 5 metri. Con un mare del genere l'unica alternativa possibile era di restare chiusa dentro casa.
E di guardare il mare dalla grande vetrata della casetta, affacciata sulla veranda che a sua volta è affacciata su Palmarola. 

Dalla cucina ho visto il temporale avvicinarsi, i nuvoloni correre bassi sull'acqua, la pioggia scendere come un sipario bianco che a più riprese calava sul palcoscenico unico della burrasca.
Le onde si gonfiavano e spumeggiavano, spesso sfilacciate dalle raffiche in lunghe ghirlande liquide, sempre arrotolate a coprire il molo del porticciolo che ad ogni bordata scompariva sotto i marosi. 

La pioggia è diventata grandine in più di un'occasione e nel pomeriggio ha persino tentato di infilarsi in casa, quando la porta-finestra della veranda ha ceduto alla forza del vento che ululava e spingeva come a voler entrare.
La casetta m'è sembrata davvero troppo esposta, senza alcuna protezione all'intorno, lontana com'è dalle altre casette. Ha scriocchiolato per tutta la notte e anche per il giorno seguente.

Sono rimasta incollata alla finestra come fosse un grande schermo che trasmetteva uno spettacolo naturale incredibile, unico ma sempre diverso, e mi sono sentita una spettatrice fortunata e privilegiata. Anche per il fatto di avercela, una casa.

Il giorno dopo la burrasca era passata: tutto è tornato così limpido e sereno e blu che sembrava quasi arrivata la primavera. Ci sono giornate in cui anche senza spostarsi da casa si possono ammirare panorami meravigliosi. Che poi è un po' come viaggiare.

Sabato 10 gennaio 2026
Domenica 11 gennaio 2026

22 dicembre 2025

Il sostegno dell'isola - diario scombinato di un'insegnante in trasferta a Ponza 💙 #13

🧭 Lunedì 22 dicembre 2025 👣 Ultimo giorno di scuola ⭐ Iniziano le feste

La chiamano sospensione dell'attività didattica perché le lezioni si interrompono per le festività natalizie e riprendono solo dopo l'Epifania, mercoledì 7 gennaio 2026.
Anch'io dopo questo ultimo racconto sospendo per un po' questo diario scombinato perché mi voglio dedicare alle varie amenità che di solito tengono occupata l'intera famiglia durante le feste, cani e gatti compresi.

Negli ultimi giorni ho più volte pensato a come sarebbe trascorrere il periodo natalizio a Ponza e immagino che sarà molto più tranquillo che sulla terraferma, in perfetta sintonia coi ritmi lenti e rilassati che si vivono sull'isola, specie durante l'inverno.

In queste giornate fredde dall'aria tersa, le notti mi sono sembrate molto più buie del solito.
Le stelle in cielo brillano come tante lampadine accese, così intense e vicine che sembra di poterle toccare.
L'inquinamento luminoso non ha ancora avvolto l'isola e mentre lungo la costa le luci della città si riverberano sulle nuvole basse ed accendono la sera con un velo argentato, qui la notte nera si apre su un mare ancor più nero e ovunque dilaga un'oscurità talmente densa da essere palpabile e persino accogliente.
Il buio è quasi totale, come il silenzio. E la notte sull'isola si ammanta di un sapore speciale.

Lungo le strade nei pressi del porto hanno sistemato delle luminarie, alcune panchine a forma di palla di Natale e di pacchetti infiocchettati: le foto che mi han fatto vedere gli alunni mi sono sembrate molto suggestive e sedersi tra quelle cascate di luci colorate sembra il giusto antidoto per contrastare l'oscurità naturale che avvolge l'isola al calar della sera.

Alcuni studenti si sono organizzati per trascorrere insieme la notte di Capodanno nella casa libera di uno di loro, sopra al porto ma in mezzo alla campagna, e in questi ultimi giorni di scuola hanno raccolto le quote per andare a fare spesa di cibi e bevande a Formia, dove tutto costa meno.
Mi piace osservare quella frenesia allegra che accende un interesse reale, un senso pratico ed una capacità organizzativa che spesso è difficile cogliere durante le lezioni.

Sistemo la casa per l'ultima cena da sola, preparo un'ottima zuppa di orzo coi porri (qualcosa sto pure imparando a cucinare!), metto in valigia la pentola a pressione da aggiustare (perché la valvola non funziona bene come dovrebbe) e le poche cose da lavare (perché qui non c'è la lavatrice), in serata finisco di (ri)leggere l'ennesimo libro: "Ora poi che le scriveva le parole lì sul bianco della carta, nero su bianco, non le avrebbe perdute più, non le avrebbe dimenticate più. Erano sue, solo sue. Le aveva rubate, rubate a tutti quei libri..." [L'arte della gioia di Goliarda Sapienza]

Salire sul traghetto per l'ultimo volta dell'anno mi trasmette un misto di allegria e di malinconia, come tutte le cose che finiscono e che lasciano il posto ad altre cose che iniziano.
Appena arrivo in coperta mi sorprendo ad accarezzare un grosso alano di taglia media che mi sembra comunque altissimo: si chiama Marte, è un cucciolone di quasi tre anni che vive a Ponza e ha un padrone simpatico che non sembra infastidito da tutte le mie domande, la più astrusa delle quali è sul perché il cane sia talmente caldo da sembrare un termosifone.

Prendo posto come al solito in uno dei posti laterali, accanto ai grandi finestroni rigati di salsedine, e mi preparo all'ultima traversata dell'anno: il mare è calmo, il viaggio si preannuncia tranquillo e approfitto per schiacciare l'ultimo sonnellino, col capo reclinato sul giaccone ripiegato sopra lo zaino.

Scendo dal traghetto con un grosso fascio di rami secchi raccolti durante l'ultima passeggiata sull'isola, una bellissima pianta di ginepro ormai secca e ramificata in maniera molto particolare: la cercavo da tempo perché volevo usarla proprio per le decorazioni natalizie.
Questo è quello che mi riporto dall'isola: lucine immaginarie ed un alberello fuori dall'ordinario, insieme a tanti buoni propositi per l'anno nuovo!

Le volute dell'olio in padella...
La scia del traghetto dell'ultima traversata dell'anno...
Il mio nuovo alberello di ginepro...